Le sanzioni alla Russia si stanno rivelando un boomerang per gli USA, lo dice il vice presidente NFTC- - Il Cremlino proseguirà la realizzazione dei programmi di sostituzione delle importazioni. - Molti produttori italiani, hanno avviato la produzione in Russia
Secondo gli economisti americani,
i continui inasprimenti delle sanzioni americane alla Russia, stanno portando
più danni collaterali che reali vantaggi agli USA.
Le misure restrittive imposte
dagli Stati Uniti d'America alla Russia non stanno sortendo gli effetti sperati
e, anzi, alcune stanno portando degli effetti collaterali piuttosto
significativi per l'economia a stelle e strisce.
Ad affermarlo è Richard Sawaya,
vice presidente del National Foreign Trade Council americano, dalle colonne
della rivista The Hill.
Come spiegato da Sawaya, andando
a colpire decine di progetti in tutto il mondo, legati alla produzione di
energia, gli effetti di tali sanzioni si ripercuotono anche sull'economia USA,
andandola a danneggiare con un effetto domino che va a colpire le piccole e le
medie imprese americane:
"Il DASKA impone alle
compagnie americane di ritirarsi da tutti i progetti energetici in cui ci sia
almeno un'entità giuridica russa che abbia anche solo una quota di minoranza.
Al mondo esistono circa 150 progetti di questo tipo, riguardanti oltre 50
Paesi. Tali progetti danno da lavorare a migliaia di persone e giocano un ruolo
importante nella catena dell'approvvigionamento energetico nel mercato globale
degli idrocarburi. Qualunque interruzione alle operazioni in atto all'estero
porteranno ad un effetto domino e danneggeranno molte piccole e medie imprese
americane", sottolinea l'economista.
Inoltre, fatto non meno
importante e che non riguarda unicamente il comparto dell'energia: l'impossibilità di effettuare transazioni con
il Fondo sovrano russo, anch'essa prevista dal DASKA, potrebbe creare serie
difficoltà per tutte quelle aziende statunitensi che già oggi operano in sinergia
con delle aziende russe.
"Sebbene sia stata concepita
per andare a colpire l'economia della Russia, in realtà questa misura va a
limitare le compagnie americane, tutto a vantaggio dei loro competitor non
americani (leggasi cinesi)", avverte Sawaya, sottolineando che "circa
3000 aziende USA che attualmente operano in delle joint venture con compagnie
russe potrebbero trovarsi nella posizione di doverle abbandonare o essere
costrette a chiudere", avverte Sawaya.
In precedenza l'economista aveva
messo in evidenza come le sanzioni americane creino tensioni nei rapporti tra
l'UE, dove esse non sono ben viste in tutti i Paesi, e gli Stati Uniti. (Estratto da Sputnik)
Il Cremlino proseguirà la
realizzazione dei programmi di sostituzione delle importazioni ( Estratto da Banca Intesa Russia 24)
Il Governo della Russia ha
proposto di estendere la realizzazione dei programmi di sostituzione delle
importazioni fino al 2024 – Il programma di sostituzione delle importazioni ha
avuto i suoi effetti maggiori nell’industria agroalimentare e soprattutto in
quella metalmeccanica - Molti prodotti emessi nell’ambito dei programmi di
sostituzione delle importazioni hanno un elevato potenziale di esportazione –
Il Cremlino ha lanciato un nuovo programma, volto a sostenere le aziende che
esportano prodotti e servizi.
Dall’inizio del programma di
sostituzione delle importazioni, sono stati prodotti quasi mille tipi di
articoli che in precedenza venivano acquistati interamente all’estero. Il
volume totale degli investimenti attratti dalle imprese è pari a circa 2.000
miliardi di rubli.
Molti prodotti emessi nell’ambito
dei programmi di sostituzione delle importazioni hanno un elevato potenziale di
esportazione. Questi includono sistemi radar per aeroporti internazionali,
pannelli solari di nuova generazione, cavi sommersi ad olio e sistemi di
pompaggio.
Alcuni progetti sono stati fin
dall’inizio focalizzati sui mercati esteri. Questi includono la produzione di
zaffiro artificiale di altissima qualità, fibra ottica e sistemi di irrigazione
a goccia per il settore agricolo.
Nell’ambito del processo di
sostituzione delle importazioni, molti produttori europei, soprattutto
italiani, hanno avviato la produzione di beni industriali, di consumo e
alimentari direttamente in Russia.
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